Vi è mai capitato di sentirvi altrove? Di sentirvi con il corpo in un luogo ma con la mente da tutt’altra parte, persa in fantasie o pensieri verso il passato o il futuro? Anzi: vi è mai capitato di non sentirvi proprio? Forse capita così spesso a tutti noi che ormai è diventata la norma, non ci facciamo più caso. Siamo quasi sempre un po’ altrove, con la modalità pilota automatico inserita.

Ma che effetti ha questo nelle nostre vite? Prima di tutto che ce le perdiamo, perdiamo ciò che accade in questo momento, proprio ora, immersi nel simulatore di realtà che è la nostra mente non viviamo pienamente ciò che c’è davvero nel presente.

La mindfulness è la facoltà della nostra mente che ci permette di ritrovare la nostra presenza, è qualcosa che possiamo coltivare e far crescere dentro di noi. Rispetto al come coltivarla alcune tradizioni meditative hanno sviluppato dei modi per farlo, anche se la meditazione non è l’unico modo per coltivare questa presenza.

Negli ultimi anni la meditazione come insegnata nelle tradizioni orientali sta avendo molto successo e diffusione anche in occidente e non si tratta solamente della cosiddetta moda new age, anche molti ambiti scientifici tra cui quello medico e psicologico ne riconoscono i benefici a livello di salute psico-fisica. Le tipologie di meditazioni sono molte, quella a cui ci riferiamo in questa sede è la meditazione di consapevolezza tratta dalla tradizione Buddhista Theravada che in inglese è stata tradotta come “mindfulness meditation”.

Il primo a portare questo tipo di meditazione in ambito clinico è stato Jon Kabat-Zinn che ha dato questa precisa definizione di mindfulness: “la consapevolezza che emerge dal prestare attenzione di proposito, nel momento presente e in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza, momento dopo momento”.

È chiaro come ciò che chiamiamo mindfulness sia già una possibilità della nostra mente, a disposizione in ogni momento, ma spesso non lo sappiamo o non ce ne ricordiamo o risulta veramente difficile accedere a questa possibilità.

I percorsi basati sulla mindfulness vogliono rendere più accessibile la possibilità della presenza, perché ciò aiuta a gestire la sofferenza psico-fisica, nelle sue svariate forme, non rifuggendola ma entrandoci in contatto, cambiando la relazione che abbiamo con essa, trasformando in profondità i nostri automatismi, costruendo momento dopo momento il nostro benessere partendo da quello che succede proprio ora.

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“Se sei depresso, stai vivendo nel passato.

Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.

Se sei in pace, stai vivendo nel presente”

Lao Tzu

 

Dott.ssa Marcella Valentinotti

(psicologa; psicoterapeuta; istruttrice di interventi basati sulla mindfulness)