Una ferita può essere risanata e trasformarsi in una feritoia di luce.

Da bambini abbiamo bisogno di nutrimento fisico ma soprattutto affettivo. Sentirsi amati, desiderati, accettati e riconosciuti è ciò che ci permette di crescere in solidità e armonia.

Le ferite affettive dell’infanzia rappresentano una condizione comune a quasi tutti gli esseri umani. Da bambini siamo vulnerabili e soggetti a subire dei traumi o delle ferite che si depositano nella parte più profonda dell’essere.

Ogni ferita genera uno stato di sofferenza cui bisogna provvedere con dei sistemi di difesa. Tutto ciò fa parte del processo della crescita umana.

Si diventa persone mature quando si è capaci di elaborare i vissuti dolorosi in una crescita umana verso l’autenticità dell’essere. Ciò significa essere in grado di abbandonare le vesti del passato per indossare quelle del presente. Quando il nostro bambino interiore rimane in attesa di ricevere ciò che i genitori (per una loro immaturità psicoaffettiva) non hanno saputo trasmetterci, corriamo il rischio di spostare questa attesa nei confronti di un partner o, ancora peggio, nei figli.

È attraverso questo meccanismo che s’instaurano delle relazioni affettive squilibrate o malate. I bisogni affettivi irrisolti dell’infanzia sono come un debito che inconsciamente vorremmo fosse pagato da persone che nulla hanno a che fare con la scenografia del passato. Nessuno ha il compito di sostituire l’amore genitoriale che ci è stato parzialmente o fortemente negato. Le ferite affettive dell’infanzia non le possiamo nascondere o negare, perché sono dentro di noi e le portiamo ovunque. L’unico modo per evitare che esse possano interferire con l’opportunità di essere finalmente liberi d’amare e di lasciarsi amare in modo maturo è di prendersene cura con pazienza, amorevolezza, delicatezza e perseveranza. Essere feriti non è una colpa e non dovrebbe divenire motivo di vergogna. Essere feriti è un passaggio di vita che può orientarci verso una solidità psicologica che, una volta raggiunta, diventa come una luminosa giornata di sole attraverso cui riscaldare le fredde solitudini di un’infanzia tradita, delusa o ingannata.