In educazione ogni albero produce i suoi frutti, perché difficilmente sotto un melo troviamo delle ciliegie.

Ultimamente vi sono sempre più episodi di genitori che invece di essere educatori capaci di mettere i propri figli davanti alle loro responsabilità, diventano degli arroganti e a volte prepotenti avvocati che difendono a spada tratta dei comportamenti inaccettabili dal punto di vista morale. Fino a pochi decenni fa se figlio tornava a casa da scuola con una nota di rimprovero nessun genitore metteva in discussione l’autorità di un insegnante.

Anzi, frequentemente il figlio subiva un ulteriore forte ammonizione o punizione da parte del genitore che in questo modo andava a rinforzare il ruolo educativo dell’insegnante. Ovviamente, in certi casi, vi era un eccesso di sudditanza psicologica nei confronti della figura docente che godeva di una sorta d’immunità, anche quando specifici comportamenti d’autoritarismo o rigorismo pedagogico sarebbero dovuti essere denunciati da chi di dovere.

Per la prima volta le generazioni più adulte sono in difficoltà nell’educare quelle più giovani. L’assenza di figure adulte autorevoli genera caos e disorientamento a tutti i livelli, per il semplice fatto che ogni adolescente necessità di precisi punti di riferimento su cui costruire la propria identità. Se un adolescente non viene responsabilizzato non potrà mai divenire autonomo e soprattutto capace di usare in modo etico la propria libertà. Ecco perché in educazione ogni albero produce sui frutti: sotto l’albero del permissivismo nasce il frutto della sregolatezza, dell’impulsività primaria e dell’inconcludenza operativa.

Sotto l’albero dell’incoerenza educativa, nasce il frutto della labilità identitaria, dell’instabilità emotiva e della scaltra furbizia di chi utilizzando le correnti marine del momento cerca di ottenere il massimo vantaggio. Sotto l’albero dell’iperprotettività nasce il frutto della fragilità psicologica, dell’inibizione e della dipendenza. In educazione ogni albero produce i suoi frutti, perché un frutto non può cadere lontano dall’albero che lo ha generato.