Ogni giorno è una pagina bianca. Siamo noi che dobbiamo decidere come utilizzarla.

Adesso che il capodanno è stato festeggiato, inizia l’avventura del 2018. Sono certo che molti sono gli auguri che abbiamo fatto e ricevuto. Ora inizia per davvero una nuova avventura cui nessuno può sottrarsi. A partire da questo primo gennaio stiamo incominciando a ricevere dei granelli di tempo con cui dare forma al progetto della nostra vita. Nessuno di noi può prevedere gli eventi che lo segneranno durante il nuovo anno, ma tutti possiamo decidere come affrontare ciò che ci capiterà e, soprattutto, in che direzione orientare le nostre energie emotive, affettive, cognitive, morali e spirituali.

Se il nuovo anno è come un mare che può assumere diverse condizioni, siamo noi che dovremmo imparare a prendere il comando della nostra imbarcazione per affrontare con saggezza ciò che incontriamo, per raggiungere ciò che più intimamente desideriamo realizzare. Diventa importante conoscere se stessi e come utilizzare le proprie potenzialità, per evitare di cadere nelle secche dell’immobilismo o di andare a sbattere contro gli scogli della autocommiserazione, della paura, della cieca rabbia. L’intelligenza dovrebbe guidarci in questo viaggio, permettendoci di divenire consapevoli di così tante cose, ognuna delle quali offre una moltitudine di opportunità. Più ricca di possibilità diventa la nostra imbarcazione e più ricco diventerà il viaggio del 2018.

Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Sono io il signore del mio destino. Sono io il capitano dell’anima mia. William Earnest Henley.

Divenire artefici del proprio destino inizia nell’abbandonare gli schemi comportamentali utilizzati durante l’infanzia per attirare l’attenzione su di sé. I più utilizzati (ma ve ne sono altri) sono: la lamentela, il fare la vittima, giocare a nascondino (nella speranza che qualcuno si accorga della nostra esistenza), la vendetta (il male che mi fai io lo faccio a te), rifugiarsi in un mondo ideativo come surrogato ad una realtà frustrante, l’autolesionismo o recitare il copione del bravo figlio per soddisfare le richieste genitoriali, ecc.

Utilizzare ciò che ci è stato utile nel passato quando questo non ha nulla a che fare con l’opportunità di divenire capitani coraggiosi della nostra esistenza, significa cadere nella trappola dell’abitudinarietà e prigionieri di una “zona di comfort” che lascia poco spazio allo scrittore e alla scrittrice che è dentro di noi. Un conto è creare, un altro copiare. Non è possibile aprirsi a nuove avventure se rimaniamo chiusi nella stessa stanza mentale. Non è possibile sperimentare il potenziale della crescita se chiudiamo le porte a nuove esperienze in cui mettersi in gioco. Sino a quando ci si adagia sulle proprie debolezze esse diverranno lo sfondo su cui si costruisce la scenografia del nuovo anno.

gni giorno possiamo lavorare per costruire il progetto dell’autorealizzazione, piuttosto che trovare delle giustificazioni o degli alibi attraverso cui lamentarsi di questo e di quello. Il 2018 può essere l’anno in cui mettiamo fine a tutto ciò che è nocivo per la nostra salute del “benessere” e incominciamo a sviluppare nuovi atteggiamenti e conseguenti stili di vita che producono vitalità, ricchezza interiore, leggerezza, passione ed entusiasmo.

Possiamo prenderci cura della nostra parte ferita e da essa trarre molti insegnamenti per comprendere che cosa significhi vivere in modo armonioso, giusto ed equilibrato. Possiamo divenire più elastici, più creativi e capaci di utilizzare le risorse del corpo, della mente e dello spirito per realizzare o per trovare lo scopo più autentico della nostra vita. Possiamo, inoltre, apprendere nuove conoscenze e abilità che ci permetteranno di sentirci più sicuri di noi stessi e con il desiderio di condividere tutto ciò che di buono apprendiamo con le persone a noi vicine. Possiamo far sì che in questo nuovo anno fiocchi di luce scendano dentro e fuori di noi, perché è attraverso la verità che possiamo mettere ordine nel nostro e altrui disordine.