«La comunicazione è il fattore che più determina quale tipo di relazioni si stabiliranno con gli altri e che cosa succederà a ciascuno di noi nel mondo». Virginia Satir

Comunicare meglio è vivere bene. La comunicazione ha molte sfaccettature. Tutte le comunicazioni sono apprese. Tutto ciò che oggi sappiamo è avvenuto grazie al processo della comunicazione. Virginia Satir ha affermato che a soli cinque anni “abbiamo avuto un miliardo di esperienze nel condividere comunicazioni. Per quell’età abbiamo sviluppato idee su come vediamo noi stessi, che cosa ci aspettiamo dagli altri e ciò che sembra possibile e impossibile per noi nel mondo”. A tre anni e mezzo ero scarsamente dotato di abilità comunicative. Il primo giorno di scuola materna (e i successivi tre anni) ero totalmente isolato e incapace di stabilire legami sociali con i miei coetanei. Mi sembrava di essere murato vivo in una campana di vetro: osservavo tutto, ascoltavo tutto, memorizzavo ogni dettaglio ma non davo segnali di vita. Il fatto è che nessuno si è mai reso conto di questa mia profonda inibizione.

Ed è così che alle elementari il film della mia comunicazione è diventato tragico e drammatico. Feste di compleanno, andare in piscina, fare un corso di tennis o incontrare persone estranee, erano degli eventi che vivevo con timore ansia e terribile angoscia. Le medie sono state il periodo peggiore sul fronte comunicativo, perché fui preso di mira da tre compagni di classe ed ero totalmente incapace a difendermi e di comunicare il disagio ai miei genitori. Chi non sa comunicare con spontaneità, la giusta aggressività e libertà espressiva è costretto a subire una quotidiana sensazione di disagio, di goffaggine e di timore. La verità è che il repertorio delle nostre capacità comunicative, per quanto sviluppato, è nettamente al di sotto di quanto potremmo esercitare. Quando ho deciso di darmi una mossa e di uscire dal mio ghetto inibitorio, ho potuto tuffarmi un un nuovo mondo, una sorta di oceano in cui è possibile esplorare la ricchezza delle potenzialità comunicative che ogni essere umano può sviluppare, nel momento in cui si mette in gioco, senza limiti d’età.

La comunicazione è come l’aria: se sana dona ossigeno e salute alle relazioni interpersonali. Se inquinata ci si ammala. Se avvelenata uccide la vita relazionale.

Quando nasciamo siamo predisposti a comunicare ma non sappiamo farlo. Tutte le forme di comunicazione derivano da modelli che abbiamo osservato e introiettato senza chiederci se essi erano funzionali o disfunzionali. Un bambino che osserva un genitore aggressivo a sua volta potrebbe imitarlo in età adulta o, al contrario, essere del tutto incapace a farsi valere con grinta perché dell’aggressività ne ha soltanto una visione negativa. Ad esempio, mio padre quando perdeva il controllo, intriso di collera, urlava a squarciagola e ancora oggi mi danno fastidio le persone che alzano la voce. Ho imparato a tollerarle e a non temerle ma a livello epidermico provo lo stesso fastidio che avvertivo da bambino. Tutti noi abbiamo ricevuto dei condizionamenti a livello comunicativo, di cui spesso non siamo coscienti.

Questi codici, se non rielaborati, possono limitare la conoscenza di modelli comportamentali più elastici, creativi ed efficaci. Ecco perché diventa un passaggio di maturità davvero significativo apprendere dei nuovi modelli di comunicazione e ampliare il ventaglio delle abilità comunicative. Imparare a comunicare non è una tecnica ma una modalità per stare meglio con se stessi e per migliorare il livello delle relazioni interpersonali. Nella comunicazione vi sono sensazioni, emozioni, pensieri e corpi che entrano in relazione. Vi sono tanti esercizi che ci possono aiutare ad approfondire il nostro stile comunicativo e aumentare la consapevolezza di come sia bello superare le proprie paure o i condizionamenti del passato per divenire più sicuri, spontanei e adattivi alle diverse situazioni che ogni giorno il contatto con gli altri ci propone. Non è mai troppo tardi per imparare a comunicare in modo più efficace, costruttivo e, perché no, divertente.